Guida Amalfi: cose da vedere, posti da visitare e cosa fare

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La Repubblica Marinara di Amalfi: la storia

Amalfi è una Repubblica Marinara, una delle quattro insieme a Genova Pisa e Venezia.

La definizione di Repubbliche Marinare è stata coniata nell’Ottocento e si riferisce ad alcune città portuali italiane che, dal Medioevo, grazie alle proprie attività marittime godettero di autonomia politica e di una grande prosperità economica.

La Repubblica di Amalfi poi Ducato di Amalfi fu governato tra il IX e Il XII secolo da una serie di duchi.

Una delle Repubbliche Marinare più note ed è la più antica, per circa due secoli è stata anche la più potente tra le repubbliche marinare.

Amalfi la prima Repubblica Marinara a raggiungere una grande importanza

Amalfi raggiunse una grande importanza tanto da avere l’Indipendenza dal Ducato di Napoli nell’ 839. Quell’anno il Principe di Benevento Sicardo, durante una guerra contro i Bizantini, espugnò la città deportando la popolazione. Dopo la sua morte ci fu una congiura degli amalfitani.

La popolazione si ribellò e scacciò il presidio longobardo dando vita alla Repubblica di Amalfi e così fino al 945 si ressero con un ordinamento repubblicano.

Successivamente con l’arrivo di Mastalo II assunse il potere proclamandosi Duca. Oltre alla crescita commerciale in mare, Amalfi riesce a crescere anche sulla terra.

I confini terrestri si estendevano dal fiume Sarno a Vietri, dall’altra parte confinava col Ducato di Sorrento. Possedeva Capri, stata donata dai Bizantini come ricompensa per aver sconfitto i Saraceni dall’ 831 all’ 833.

I duchi di Amalfi Mansone I e Giovanni I ebbero anche il controllo del Principato di Salerno, che comprendeva anche l’intera Lucania.

La Repubblica Marinara di Amalfi grande potenza commerciale

Tra gli inizi del IX secolo e il tardo e XI secolo con Bisanzio in netto declino permise ad Amalfi di diventare comunque una grande potenza commerciale marittima.

Iniziò ad intessere buoni scambi con l’Impero Bizantino e con l’Egitto, i mercanti amalfitani sottrassero agli arabi il monopolio dei commerci del Mediterraneo Inferiore.

Si vendevano prodotti italiani come: legno, ferro, armi, vino, frutta nei mercati orientali ed acquistava prodotti dai paesi orientali.

L’apertura verso l’oriente portò ad Amalfi nuove tecniche artigianali per la lavorazione della carta, la cultura del baco da seta, la tessitura della seta, la produzione della ceramica smaltata, la lavorazione del corallo.

Successivamente con la conquista del mercato della Spagna, inizia il declino di Amalfi.

Cosa vedere ad Amalfi

Il borgo di Amalfi

Il borgo di Amalfi è tra i più belli dell’intera Costiera Amalfitana. Una città immersa in un ambiente naturale, molto suggestivo. Tra il IX e XI secolo fu sede di una potente Repubblica marinara.

Appena si entra nel centro antico della città si accede a Piazza Duomo con la splendida scalinata e lo straordinario Duomo che fa da scenografia. Uno dei monumenti più belli dell’intera Regione Campania.

Lo straordinario borgo

Di particolare bellezza è il borgo di Amalfi. Una tipica architettura Amalfitana che si rivela in tutta la sua suggestività man mano che si risale la strada principale.

La strada principale un tempo percorso del fiume, oggi non più visibile, è costeggiata sulla sinistra da una stradina coperta, un vero e proprio cunicolo imbiancato a calce dal tetto a botte costruito molto probabilmente per proteggere i passanti dal freddo e dalla pioggia invernale.

Una stradina che a sua volta si apre su vicoletti, stradine e slarghi che entrano nel cuore del centro antico della città incantevole di Amalfi: il Supportico Rua, cioè l’antica Rua Mercatorum, la via dei Mercanti, la strada principale dell’epoca medievale.

Strette stradine si irradiano da piazza Duomo

Da Piazza Duomo si irradiano tante stradine strette, molto suggestive, che si inerpicano tra le abitazioni.

Passaggi coperti e gallerie, all’improvviso si aprono piccole piazze o slarghi colorati da piante, fiori e dai tanti negozietti che vendono prodotti tipici.

Stradine illuminate da lanterne e dalle luci dei caratteristici ristoranti chic, taverne tipiche, bar e pizzerie per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Dal Supportico de’ Ferrari, dopo pochi scalini, si apre una piazza, una volta detta anche dei Ferrari.

Qui si concentravano le botteghe dei fabbri, un tempo si aprivano 5 chiese, che ormai sono tutte quante sconsacrate e inglobate nelle abitazioni private, creando un’architettura molto pittoresca e di particolare disordine.

La cappella di San Giuseppe dei Castriota e la Chiesa della Madonna del Carmine

Risalendo il vicolo Mastalo I si incontra una costruzione molto originale, adibita ad albergo, si tratta di una dimora aristocratica antica.

Subito dopo troverete tra le abitazioni la cappella di San Giuseppe dei Castriota, nascosta dietro un cancello, a navata unica dalla copertura a botte.

All’interno potete ammirare un bel altare in marmo policromo e le sculture lignee rappresentanti San Giuseppe e la Vergine.

Camminando sulla strada principale si arriva alla chiesa della Madonna del Carmine, del XI secolo, a pianta quadrata. Qui si conservano delle sculture pregevoli lignee, una tela e un’urna cineraria romana.

Il quartiere Vagliendola e l’albergo dei Cappuccini

Il quartiere Vagliendola man mano si allarga nella zona occidentale della città, si estende dalle abitazioni a ridosso di piazza Duomo fino all’albergo dei Cappuccini, visibile da diverse parti della città.

L’albergo dei Cappuccini è posto in alto, molto probabilmente questo quartiere era l’antico quartiere dei Greci, a conferma di questa ipotesi anche una strada via San Nicola dei Greci.

Una stretta scalinata tortuosa si arrampica verso l’alto sulle prime rampe c’è la Domus Vagliendola. Continuando a salire si giunge sotto l’antica entrata alla città, l’ingresso occidentale: la porta della Canonica.

Fin su alle pendici del Monte Falconcello

Se si continua a salire la scalinata che si apre sulla via Annunziatella, una stretta stradina che costeggia le pendici del Monte Falconcello, da un lato ci sono piccole abitazioni variopinte e roccia, dall’altra un muretto da dove si gode una veduta affascinante.

Un’altra scalinata, invece, conduce alla chiesa di San Biagio visibile da varie parti della città.

Via Annunziatella termina in un piccolo spiazzo da qui parte ancora una scalinata che porta all’antico convento dei Cappuccini dove si gode un panorama mozzafiato, di straordinaria bellezza.

La zona dei Pastai, le antiche cartiere e la Chiesa di Santa Maria Maggiore

Di particolare bellezza è anche la zona del vicolo dei Pastai, il rudere del Monastero di San Nicola de Campo, costruito intorno al XII secolo, oggi non resta che un piccolo atrio con volte a crociera e finestre a sesto acuto.

Sulla strada principale, inoltre, si apre la piccola piazza dello Spirito Santo su cui si affaccia il quattrocentesco Palazzo Castriota, una dimora della nobile famiglia Castriota Scanderbeg.

Sulla piazzetta si trova, invece, una fontana con due mascheroni settecenteschi da cui zampilla fresca acqua di fonte. Nel cuore del centro antico troverete la chiesa di Santa Maria Maggiore, fatta costruire da Mansone III, verso la fine del IX secolo.

All’interno è possibile ammirare anche alcune statue in legno. La chiesa è a tre navate. Man mano la strada si fa sempre più stretta e si spinge verso la montagna, le case cominciano a diradarsi, e si incontra il mulino abbandonato dove fino all’800 si fabbricava la carta.

Visitare Amalfi significa appunto inoltrarsi nelle stradine e negli slarghi per vedere, ammirare e vivere da vicino la bella atmosfera della cittadina Costiera. Scoprire gli angoli particolari, i panorami mozzafiato che troverete lungo il percorso.

Chiesa di San Biagio ad Amalfi

La Chiesa di San Biagio ad Amalfi è una delle chiese più importanti del borgo della piccola cittadina costiera. La chiesetta è incastonata ai piedi del monte Falconcello nel bellissimo borgo di Amalfi.

Se restate qualche giorno in più fate un salto e visitate la chiesa a cui gli amalfitani sono particolarmente legati. La chiesa di San Biagio si trova in via Annunziatella e si accede attraverso una ripida scalinata.

La chiesa di San Biagio è stata eretta nel 1082, l’anno in cui fu donata da Roberto il Guiscardo all’Abbazia di Montecassino.

L’interno della Chiesa di San Biagio

L’interno è a navata unica, coperta con volte a botte e decorazioni barocche. Interessanti sono alcune tavole rinascimentali con soggetti sacri e il pavimento in ceramica della fine del XVIII secolo, il campanile di fine 800 è in stile moresco.

Sin dal 1577 la chiesa appartiene alla Confraternita della Santissima Trinità.

Molto sentita ad Amalfi è la festa di San Biagio che si tiene il 3 febbraio: numerose sono le messe che vengono celebrate durante questa giornata e tantissimi sono gli amalfitani e non che si recano in chiesa.

A San Biagio la formula tanto cara agli amalfitani

La formula tanto cara agli amalfitani è quella “Per intercessione di San Biagio, vescovo e martire, il Signore ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male”.

Una frase che il presule di turno prega durante la benedizione della gola, in occasione della festa. San Biagio è stato un Vescovo cattolico e Santo armeno.

Partecipare alla festa di San Biagio per gli amalfitani è come mantenere una tradizione di famiglia.

Tutti i bambini di Amalfi e non solo vengono accompagnati presso la chiesetta per partecipare alla Santa Messa e per ricevere la benedizione della gola.

La festa è anticipata da un triduo di preparazione spirituale nei giorni 30-31 gennaio e 1 febbraio.

La valle delle ferriere ad Amalfi

Un luogo da non perdere, una volta ad Amalfi, è la valle delle Ferriere, un posto unico al mondo ed è raggiungibile a piedi dal centro di Amalfi.

Per chi ama passeggiare il percorso dura circa 3 ore. Una passeggiata piacevole tra cascate, percorsi d’acqua, ambiente molto fresco anche in piena estate.

Per chi ama trascorrere qualche ora immersa nel verde tra la natura e respirare un po’ di aria fresca è bello fare l’itinerario nella valle delle ferriere. La parte più interessante della riserva naturale si trova proprio al centro della stessa valle delle ferriere.

Tre sono i sentieri ufficiali che consentono di visitare la valle delle ferriere: è possibile partire da Amalfi da Piazza Flavio Gioia, un altro itinerario invece con partenza da Pontone, località del comune di Scala; infine, da Agerola piazza San Giovanni.

La valle e la ferriera di Amalfi

Da vedere, ovviamente la Ferriera di Amalfi, un opificio che serviva per l’estrazione del ferro dai minerali grezzi per la produzione dell’acciaio.

La ferriera si trova proprio all’interno della valle delle ferriere, risalente al XIV secolo ed è una delle ferriere più antiche dell’Italia meridionale.

La valle delle ferriere è uno dei posti naturali e più belli della Costa, una posizione geografica molto particolare e protetta.

Un buon ambiente dove predomina l’elevata umidità ed escursioni termiche moderate. Qui si trova una pianta rara la Woodwardia Radicans, pianta del periodo pre-glaciale.

Diverse, inoltre, sono le specie animali come la salamandra con gli occhiali.

Museo di Civiltà Contadina Arti e Mestieri di Amalfi

Tra i musei da visitare ad Amalfi c’è il “Museo di Civiltà Contadina Arti e Mestieri”, in via delle Cartiere 55, che raccoglie diversi oggetti: foto, cimeli che evocano tutte le attività e le arti professionali svolte nella cittadina di Amalfi e nella costiera Amalfitana.

Tra gli elementi di maggiore pregio c’è un torchio del 1600, poi ci sono le attrezzature dei maestri cartai, la radio d’epoca e strumenti per la pesatura.

Ci sono distillatori per la produzione della grappa e strumenti per gli orafi non poteva mancare ovviamente all’interno del museo.

Gli attrezzi per la produzione del limone

All’interno del museo sono esposte attrezzature usate per la coltivazione e il commercio dei limoni, foto storiche. Inoltre, sono esposte foto d’epoca e i marchi di tutte le ditte che esportavano questo prodotto in tutto il mondo.

Ancora oggi in Costiera Amalfitana vi è una grande produzione di limoni lo “Sfusato Amalfitano”.

Vedrete lungo tutta la fascia costiera dei terrazzamenti pieni di limoni. Gran parte viene utilizzato per la produzione del limoncello della costa d’Amalfi, oppure per la preparazione di dolci e gelati, o bevande rinfrescanti.

Il prodotto viene esportato ma gran parte viene utilizzato per la produzione del limoncello della Costa d’Amalfi.

Il museo è aperto dal Lunedì al Sabato, dalle 08,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 18,30. Ingresso: Gratuito.

Le feste ed eventi ad Amalfi a cui partecipare

La festa di Sant’Andrea e il miracolo

Molto sentita ad Amalfi è la festa del santo patrono Sant’Andrea, che si celebra il 27 giugno, con una festa dove la devozione e la tradizione si mescolano.

Le celebrazioni di giugno si affiancano a quella del 30 novembre per ricordare un miracolo compiuto da Sant’Andrea per salvare la città.

Una leggenda racconta che nel giugno 1544 il Santo Patrono scatenò una tempesta che distrusse la flotta del pirata Saraceno Kair Ed Din che voleva conquistare Amalfi.

Da quel momento da oltre 470 anni la festa del 27 giugno è molto sentita dagli stessi amalfitani.

Molto particolare è la processione del Santo con la statua argentea che gira per le strade cittadine seguite da tanti fedeli.

Un abbraccio vero e proprio tra la città è il Santo protettore. Molto particolare e suggestiva è la corsa sulle scale del complesso del Duomo con la statua del Santo.

I portatori, tutti vestiti di rosso, salgono le scale del Duomo correndo, accompagnati dalla marcia del Mosè in Egitto di Rossini, incitati dalla folla.

Una volta giunti sopra, davanti alla porta del Duomo, immancabile l’applauso da parte di tutti i fedeli che fino a quel momento erano in apprensione.

La festa di Sant’Andrea a Novembre

Sant’Andrea sembra, infatti, essere stato un uomo di mare. Si narra che le reliquie del Santo fossero state acquistate a Costantinopoli, durante la quarta crociata, e arrivate ad Amalfi attraverso vicende molto avventurose.

Sant’Andrea è il protettore dei pescatori e dei marinai, in particolare il culto di Sant’Andrea è legato a un momento preciso della vita del marinaio, cioè quello della pesca.

Il 30 novembre, viene festeggiato il Santo nuovamente, una grande festa a cui partecipa l’intero paese. In questo preciso giorno avviene il miracolo di Sant’Andrea che, per molti versi, è come quello del miracolo di San Gennaro a Napoli.

Dalla sua tomba, conservata nella cripta del Duomo, viene fuori una sostanza oleosa miracolosa detta “manna”. Se il miracolo non si verifica vuol dire che il Santo sta in collera, oppure che potrebbe succedere qualcosa di non bello.

La settimana santa ad Amalfi

La settimana santa ad Amalfi e in tutta la Costiera Amalfitana è molto sentita. Tante sono le celebrazioni durante tutta la settimana ad Amalfi come in tutta la costiera Amalfitana.

Ad Amalfi si inizia il giovedì Santo con l’allestimento degli altari con vasi colmi di grano giallo, messo a germogliare in camere completamente buie.

Nella stessa serata dalla collegiata di Santa Maria Maddalena, ad Atrani, parte la via Crucis che giunge fino alla cattedrale di Amalfi.

Molto suggestiva la processione del Cristo Morto che si svolge il Venerdì Santo.

La settimana Santa è molto sentita in tutta la Costiera Amalfitana, in penisola Sorrentina e nella vicina valle del Sarno.

La settimana santa e la processione del venerdì Santo con gli incappucciati

Il venerdì Santo l’intera città si ferma per rievocare il trasporto al sepolcro del Cristo morto.

La processione parte all’imbrunire del venerdì Santo, la statua della Vergine Addolorata viene trasportata dalla chiesa dell’Arciconfraternita alla Cattedrale da dove seguirà la bara dorata del figlio crocifisso.

La città completamente al buio viene illuminata dalle fiaccole accese per l’occasione.

In questo scenario suggestivo, avvolto da un velo di mistero, si snoda il corteo degli incappucciati, dalla Cattedrale alla Valle dei Mulini e quindi fino a Piazza Municipio, luogo del sepolcro.

“I Battenti o flagellanti”, portano dei lampioni con una luce appena sufficiente per rischiarare il cammino.

La bara è preceduta dall’Arcivescovo e dal clero, seguita dalla Statua della Vergine, quindi dalla corale e dalla banda.

Davvero singolari sono i canti, un innesto di voci plurime su di una voce solista, con caratteri diversi dai comuni canti “devoti” di genere “monodico” od “omofonico”.

Il palio delle Antiche Repubbliche Marinare

Il palio delle Antiche Repubbliche Marinare è una regata delle antiche Repubbliche Marinare. Una manifestazione sportiva, una vera e propria gara che si ispira ad una rievocazione storica, istituita nel 1955, per celebrare le imprese e le varie qualità delle più note Repubbliche Marinare italiane: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia.

Il programma prevede una sfida remiera tra i 4 equipaggi, ognuno dei quali rappresenta una città.

L’evento è sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana e si svolge ogni anno in un giorno compreso tra la fine di maggio e l’inizio di luglio, ed è ospitato ogni anno da una città.

Ad Amalfi si è tenuta l’ultima volta nel 2016, il prossimo evento si terrà nel 2020.

Il palio e il corteo storico

La sfida remiera è preceduta da un corteo storico dove sfilano per le strade delle città figuranti che vestono i panni di personaggi storici che rappresentano appunto la Repubblica Marinara.

L’idea di far nascere un palio delle quattro repubbliche marinare nacque verso la fine degli anni quaranta del XX secolo.

Un’idea del Cavaliere Pisano Mirro Chiaverini, l’iniziativa fu poi accolta con grande entusiasmo da parte degli altri sindaci delle altre tre città.

Il 29 giugno del 1955 venne effettuata a Genova una prova sperimentale con gozzi a 4 rematori.

Il primo palio si è tenuto il 1° luglio del 1956 a Pisa. Da quell’anno ininterrottamente si tiene il palio delle Repubbliche Marinare, un’occasione anche per sfoggiare abiti d’epoca confezionati a mano con tessuti pregiati.

Il Corteo di Amalfi

Il corteo di Amalfi rappresenta la società della Repubblica Amalfitana agli inizi del XI secolo, periodo di maggiore forza economica.

Nel corteo sfilano rappresentanti delle varie classi sociali: le magistrature, i militari e il popolo.

Sfilano il duca, i cavalieri con spadone, i paramenti sono ripresi dai membri dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme.

La disposizione del corteo è la seguente:

  • 3 rematori;
  • 10 valletti ed il gonfaloniere;
  • 5 trombettieri;
  • il console della Repubblica;
  • 3 paggi del console;
  • 2 giudici;
  • il console del mare;
  • 2 ambasciatori;
  • il duca;
  • 2 paggi del duca;
  • 4 cavalieri;
  • 6 alfieri;
  • 4 dame e 4 cavalieri della corte;
  • lo sposo e la sposa;
  • 6 paggi;
  • 4 timpanisti;
  • il navarca;
  • 9 marinai;
  • 9 arcieri.

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